“Vuoi un lavoro? Allora dimmi: quante palle da tennis ci stanno in un Boeing 747?”

Un uomo terrorizzato durante un colloquio di lavoro assurdo

Ti presenti a un colloquio carico di aspettative e belle speranze, pronto a tutto.

E poi la prima cosa che ti chiedono è:
Sai dirmi quante palline da tennis possiamo infilare dentro un Boeing 747″?

E pensate che questa non è nemmeno la domanda più assurda tra quelle poste in alcuni dei più tragicomici colloqui di lavoro mai sostenuti.
La cosa più divertente? Non si tratta di finzione, questa domanda infatti è stata posta per davvero, per giunta durante un colloquio all’interno di una delle più prestigiose compagnie di recruiting di manager, professionisti ed executive: la Badenoch & Clark.
Tutt’altro che principianti in linea teorica.

La fonte di queste esperienze di vita è un pratico sito nato negli Stati Uniti nel 2008 e di nome Glassdoor, dove è possibile vedere le recensioni anonime di impiegati ed ex impiegati su quasi qualsiasi azienda.
Una bella idea, nata per permettere a eventuali candidati di beneficiare delle altrui esperienze in modo da arrivare all’appuntamento col lavoro ancora più preparati e sicuri di sé.
Molti degli interventi infatti parlano del tipo di domande fatte ai colloqui (con le aziende citate per nome e cognome), dei salari, della qualità del lavoro, dell’ambiente che si può trovare in ufficio e molte altre preziosissime informazioni, con diversi utenti anche dall’Italia.

Alcuni di questi interventi però, soprattutto spulciando nella sezione “interviews“, sono delle vere e proprie chicche, che in quanto ad assurdità nulla hanno da invidiare alle tante storie pubblicate su questo blog.

Serve un altro assaggio? Eccovi serviti, perché la mia personale Top 5 dell’orrido continua.

Un’altra tra le mie preferite per esempio è questa, firmata Accenture, multinazionale di consulenza di direzione e strategica, servizi tecnologici e outsourcing, durante un colloquio per un posto da stagista in segreteria.
Immaginatevi la scena. Il candidato ha fame e voglia di farsi vedere, si è preparato alla grande sul passato, presente e futuro della società, ha sistemato al meglio il suo pur scarno curriculum (si parla sempre di uno stage, quindi verosimilmente una prima esperienza) e non vede l’ora di fare il suo ingresso nel mondo del lavoro.
Si fanno le prime presentazioni, si stringono le mani, poi ci si siede uno di fronte all’altro e comincia la “sfida”:
“Allora vediamo – la domanda a sorpresa -: saprebbe dirmi quante birre vengono vendute ogni giorno in Italia“?

Un uomo ubriaco in ufficio in giacca e cravatta
Una diapositiva dell’intervistatore durante il colloquio…

Probabilmente troppe, se questo è il tipo di intervista che dovremmo aspettarci per un incontro in un’azienda tanto blasonata.

Ma ora è il momento di salire sul podio, perché nella mia personale classifica del non-sense non poteva non entrare anche il caso della banca Unicredit che, sempre per uno stage (decisamente la sezione in cui i recruiter sembrano sbizzarrirsi di più, chissà perché), stavolta nell’area Management consulting, ha ritenuto imprescindibile chiedere al povero malcapitato di turno quale fosse il costo medio per l’acquisto di una licenza da autista di taxi.

Ma che ci azzecca??
Forse che anche l’intervistatore stesse cercando una nuova occupazione?
Purtroppo non ci è dato sapere.

Saliamo ancora di colpi, verso la mia numero due.
Adesso immaginiamoci di varcare i cancelli della sede di un colosso come Microsoft.

Hai risposto a un annuncio per un Senior Product Manager e ti hanno chiamato per un primo colloquio. Cerchi di frenare l’entusiasmo per un posto che potrebbe svoltare completamente la tua carriera, ti dici che si tratta solo un primo passo e butti giù un paio di calmanti per provare a presentarti senza mostrare troppo “imbarazzo” sotto le ascelle.
Finalmente arriva il tuo turno: ti sistemi bene la camicia dentro i pantaloni, una stiratina con le mani alle pieghe sopra la cintura e sei pronto per parlare di tutto: i tuoi successi, i tuoi fallimenti, quella volta che sei riuscito a trasformare una sconfitta annunciata in una vittoria roboante.
Hai tutto chiaro in testa ma poi, una volta entrato, ogni tuo buon proposito viene completamente ribaltato con una sola domanda:
Se tu avessi una scelta tra due superpoteri, essere invisibile o volare, cosa sceglieresti?”

Una divertente espressione scettica di Carlo Verdone mentre interpreta
Il mitico Mimmo dal film “Bianco Rosso e Verdone”

E ora veniamo alla mia personalissima medaglia d’oro, una cosa che forse nemmeno la versione più strafatta di Amy Winehouse avrebbe mai potuto formulare.

Immaginatevi un colloquio in casa Google (questa volta lo scenario è oltreoceano, voliamo negli Stati Uniti): un incontro da cui sai benissimo che potrebbe dipendere gran parte del tuo futuro prossimo a livello di carriera.
Ti presenti al meglio delle tue possibilità, carico a pallettoni e pronto a mangiarti vivo chiunque provi anche solo a parartisi davanti.
Quando arriva la bomba.
Silenziosa e inaspettata.
Letale.

“Poniamo che un pinguino in questo momento si avvicini a quella porta – la staffilata a tradimento dell’esaminatore -. Il pinguino indossa un sombrero ed entra in questa stanza.
Perché è qui e cosa direbbe?

Vincent Vega dal film Pulp Fiction si guarda attorno confuso

Cos’altro aggiungere.
Un non-sense totale, sullo stile di quelle vecchie domande alla Blade Runner, per capire se l’intervistato fosse un cyborg o un essere umano. Avete presente?

Certe cose, credo sia oggettivo, potrebbero lasciare chiunque senza parole. Eppure, se c’è una sola cosa che non ci si può permettere durante un colloquio di lavoro è proprio quella di restare in silenzio dopo una domanda.

A questo punto non posso non chiedermi: e se fosse stato il vostro di futuro a dipendere da domande come queste, che cosa avreste risposto? A parte ovviamente provvedere per la vostra controparte a una immediata richiesta di TSO (Trattamento sanitario obbligatorio) tramite l’Asl di riferimento.

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9 pensieri su ““Vuoi un lavoro? Allora dimmi: quante palle da tennis ci stanno in un Boeing 747?”

  1. cosa avrei risposto? La prima scemenza che mi sarebbe passata per la testa. Tanto qualsiasi fosse stata la risposta sarebbe stata errata. meglio metterla sullo spirito, perché di certo chi intervista non interessa cosa ma come rispondere per annusare se hai nervi a posto e prontezza di spirito.
    Ricordo che quando ho fatto i test per il mio primo lavoro, ho giustificato razionalmente le poche risposte errate e questo ha impressionato la controparte.

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    1. Buon tentativo, di sicuro vorrei capire chi si inventa certe domande e, soprattutto, se viene anche pagato per farlo.
      Nel qual caso, sarei prontissimo a offrirmi volontario! Dopo un paio di birre poi diventerei anche più produttivo!😂😂😂

      Piace a 1 persona

  2. Le domande son quantomeno bizzarre, ma sarei curiosa di sapere la rispettiva risposta e la reazione dell’esaminatore.. Mi han detto che più che la domanda in sé, è la reazione alla stessa che esaminano in questo caso, e son così assurde che lo voglio proprio sperare.. Che ne pensi? 🙂

    Piace a 1 persona

    1. A interessare sono senza dubbio le reazioni,mi trovi d’accordo. Certo però che per imparare a “leggerle” correttamente tra gli “esaminatori” ci vorrebbe anche una bella base di psicologia. Mi chiedo: ma ce l’avranno proprio tutti-tutti? Fare domande del genere del resto non mette alla prova solo il candidato ma anche chi lo intervista

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