Incinta, cerca lavoro. Poi la proposta shock: “Le andrebbe di abortire”?

Mamma e papà sollevano il figlio appena nato alla luce di un tramonto

Questa storia non vi farà sorridere.
Ci sono cose che, proprio perché incredibili o inverosimili, riescono a risultare perfino divertenti quando ci vengono raccontate, a freddo.
Dall’altra parte però ce ne sono tante altre che, nonostante la loro assurdità, cominciano ad apparirci di giorno in giorno sempre più normali, vista la quantità di casi che ci capita di sentire.
Di solito sono le storie peggiori.

E questa in particolare, raccontata da Marisa, è pienamente ascrivibile proprio a quest’ultima categoria.

“Mi chiamo Marisa, ho 46 anni e la mia storia ebbe inizio qualche anno fa, quando di punto in bianco, mentre cercavo lavoro, mi resi conto di essere incinta“.

Marisa era già mamma di un bellissimo bambino, oltre ad essere sentimentalmente coinvolta in una relazione più che stabile con suo marito Paolo.

La sua era un’altra storia comune a tanti. Anni di precariato conditi con uno, due, tre, quattro rinnovi di contratto della durata media di tre/sei mesi ognuno; il tutto farcito da un mare di promesse ma nessuna garanzia.
“Non sono laureata, anche se ho un diploma tecnico – mette subito avanti le mani Marisa, quasi scusandosi per non aver continuato gli studi – e sbarcavo il lunario soltanto grazie al mio precarissimo impiego nel ramo amministrativo“.

Gli anni in questione erano quelli subito successivi alla grande crisi del 2008. Fino a quando, dopo mesi di tentennamenti, dai vertici aziendali arrivò la comunicazione che nessun lavoratore vorrebbe mai vedersi recapitare:

“Mi dispiace ma il suo contratto è scaduto e purtroppo ci mancano le risorse per rinnovarlo – la prima doccia fredda -. Lei però è un elemento prezioso di questo gruppo e vorremmo provare a tenerla con noi. Magari potremmo attivare una piccola collaborazione,
(così tu continui a lavorare per noi, ma siccome lo fai da casa ti posso pagare un quinto)
poi se l’anno prossimo il mercato dovesse riprendersi potremo ovviamente pensare di riavviare il nostro co.co.pro”.

Di nuovo promesse. Di nuovo al vento.

“Nei mesi successivi ovviamente dedicai gran parte della mia giornata alla ricerca di un lavoro – torna a raccontare Marisa -, era diventata quasi un’ossessione per me. Inviavo e consegnavo curriculum alla nausea, fin quando non trovai un annuncio che rispecchiava molto bene il mio profilo e, soprattutto, le mie esigenze”.

Eccolo: “Studio medico XXXX cerca impiegata part-time che si occupi con diligenza e puntualità di contabilità e prenotazioni”.

Conti e telefonate dunque. Sembrava perfetto, anche perché in buona sostanza era ciò che Marisa aveva sempre fatto fino al quel momento.

Così si presentò al colloquio, ovviamente senza avere ancora scoperto nulla della nuova gravidanza.

“Parlai con entrambi i soci – ricorda Marisa, anche se ormai sono passati quasi dieci anni -: per prima cosa mi chiesero quale fosse il mio stato civile e se avessi dei figli, così io parlai loro della mia bimba. Subito dopo però mi chiesero se fossi intenzionata ad avere anche un secondo figlio.
A questa domanda rimasi perplessa, ma pur con un po’ di fastidio per una questione che ritenevo molto personale e tutt’altro che rilevante ai fini della mia assunzione, alla fine risposi che no, al momento non era mia intenzione.
Ed era pure vero. Non ci pensavo proprio, anche perché la mia testa era impegnata solo nella ricerca di un’occupazione, non c’era spazio per altro”.

Il primo incontro dunque si chiuse qui, con i saluti di rito e il più classico dei “Le faremo sapere”.

Durante i giorni seguenti però ecco spuntare in Marisa una sensazione strana, di stanchezza quasi ma non solo. Insieme ad essa si mischiavano anche agitazione, ansia, fino a quando notò anche un piccolo “ritardo”.
Senza credere più di tanto che fosse possibile, anzi, forse più per scaramanzia che altro, andò a comprare un test di gravidanza, e quando lesse il risultato si sentì come precipitare nel vuoto.
“Il mio primo pensiero fu soltanto: ecco, non lavorerò mai più. Era come se il mondo mi fosse crollato addosso in un secondo”.

Inevitabile, pochi giorni dopo arrivò anche la chiamata dello studio medico.
Volevano incontrarla per proporle il lavoro.

“Decisi di essere onesta fin da subito – ancora Marisa -, pensando che avrebbe pagato. Raccontai loro della gravidanza inattesa e provai anche a proporre l’idea di un’assunzione a termine, che avrebbe comportato un minore “impegno” da parte loro.
La risposta che ricevetti mi tagliò di netto le gambe.
Uno dei due dottori mi chiese se davvero fosse mia intenzione tenere questo bambino, specificando anche con estrema chiarezza di essere un medico abortista.
Ero senza parole.
Mi stava proponendo di uccidere mio figlio. Prima ancora che nascesse.
Rifiutai, ovviamente, poi loro mi fecero gli auguri e mi dettero il ben-servito, mentre io feci appena in tempo a uscire dallo studio prima di scoppiare a piangere in mezzo alla strada.
Mai prima di allora mi ero sentita tanto discriminata. Mai. E la cosa peggiore era che sembrava che loro nemmeno se ne fossero accorti”.

Oggi Marisa ha ormai avuto la sua seconda, bellissima, figlia. Oltre a fare la mamma, in questi anni ha avuto modo di mettersi alla prova con diversi lavoretti, prima di riuscire a trovare un po’ di stabilità nelle nuove vesti di segretaria di uno studio legale.
Ma non hai mai dimenticato del tutto quello che le è successo: “Non è possibile che ancora oggi una donna debba essere costretta a rinunciare al suo diritto di essere madre per ottenere un lavoro.
Ogni tanto ci penso ancora e quando succede mi viene sempre un’idea in mente. Avrei tanto voluto vedere cosa sarebbe successo se la stessa proposta l’avessero fatta alla mamma di quel dottore. Chissà come l’avrebbe presa lui a quel punto”.

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5 pensieri su “Incinta, cerca lavoro. Poi la proposta shock: “Le andrebbe di abortire”?

  1. Io lavoro a partita iva da 10 anni per lo stesso datore di lavoro (la asl) che preferisce evidentemente risparmiare. Così se non voglio perdere il lavoro dovrò abortire, come hanno fatto tutte le mie colleghe nella stessa situazione. Per noi è una condizione normale. Di che cosa vi stupite?

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