Si auto-assume credendosi l’Eletto: quando il candidato fa harakiri al colloquio di lavoro

Neo, protagonista del film Matrix, con la faccia da duro e la scritta "Choose me, I am the Chosen one"

C’era una volta un signore che voleva cambiare lavoro.

Quarant’anni di età, una vita da venditore sparpagliata su diverse piccole realtà dei più svariati settori, con un carattere timido e riservato. Questo signore, che per comodità chiameremo Francesco, un giorno vide un annuncio inerente un posto, sempre da venditore, per un colosso del settore sanitario da decine di migliaia di dipendenti in tutto il mondo. L’occasione era ghiotta: dopo un passato relegato in “seconda serie”, poteva finalmente provare a fare il grande salto nella massima competizione, dove nuotano gli squali più grossi.

Così il nostro affezionatissimo decise di iscriversi e di tentare la fortuna.

Si dà il caso che il suo profilo venne ritenuto idoneo, quanto meno per un primo colloquio conoscitivo, e qui parte la nostra storia:

Francesco viene chiamato per un’intervista dalle Risorse umane. Seduto dall’altra parte del tavolo c’è Giovanni (nome di fantasia), responsabile delle selezioni che aveva personalmente scrutinato i cv, nonché fonte diretta della storia che sto per raccontarvi.

Il colloquio va discretamente, pur senza apprezzabili picchi di eccitazione. Il nostro Francesco non fa brutta figura ma nemmeno brilla: il suo carattere un po’ timido e coccoloso non riesce a convincere totalmente l’azienda che, al contrario e nel ruolo venditori soprattutto, vorrebbe predatori senza pietà disposti ad affondare i denti fino all’osso non appena si imbattono in una preda.

Uno squaletto si fa accarezzare la pancia come fosse un tenero gattino
Lo squalo secondo Francesco

Nulla di strano, il gioco è quello e ogni mestiere richiede le sue specifiche abilità.

Eppure l’apparenza di un primo colloquio di un’oretta non può essere sufficiente a bocciare definitivamente un profilo che, tutto sommato, è centrato con l’annuncio. Così viene portato fino al secondo colloquio con il responsabile del reparto, dove si entra più nel merito del lavoro, e infine al terzo con il direttore vendite, nel quale si discute soprattutto di formalità più burocratiche, come le disponibilità del candidato, gli orari di lavoro, eventuali permessi, bonus etc.

E’ da questo momento che il nostro candidato, apparentemente timido e remissivo, acquista un’arroganza tutta nuova.

Volete un esempio di cosa NON fare quando si attende una risposta post-colloquio?
Beh, eccovelo.

Passa una settimana (non un mese, una settimana) dal terzo colloquio ma Francesco ha fame di cambiamento. D’altronde è arrivato fino al terzo colloquio, dunque pensa (a torto) di avere già come minimo un intero piede dentro questo nuovo mondo. Non si spiega come mai non gli abbiano ancora detto nulla, così alza il telefono e chiama in azienda, chiedendo di parlare proprio con il responsabile delle risorse umane che lo ha seguito nei suoi colloqui.

“Buongiorno, mi scusi, sono Francesco XXXX: volevo sapere quando dovrei cominciare con il mio nuovo contratto”, il suo attacco.

Un'espressione stupita, con occhi e bocca spalancati

Immaginerete la faccia di Giovanni.

“Buongiorno a lei, chiedo scusa – comincia lui dubbioso – ma forse c’è stato un malinteso. Al momento la selezione è ancora in corso ma le assicuro che sarà mia premura avvisarla non appena ci saranno sviluppi”.

Un attimo di silenzio imbarazzato all’altro capo del telefono.

“No guardi – torna subito all’attacco il candidato Francesco, quasi incredulo – io ho già fatto l’ultimo colloquio
(ultimo?? Ma chi ti ha detto che era l’ultimo?)
con il direttore vendite, che mi ha anche chiesto da quando sarei stato disponibile a cominciare, quindi…”

Giovanni alza gli occhi al cielo.
“Capisco – comincia placido dopo un bel respiro – guardi però che il nostro direttore ha chiesto a TUTTI i candidati quale fosse la loro disponibilità, solo per avere un’idea delle eventuali tempistiche di ingaggio. E’ una procedura comune e…”.

“Beh insomma – interrompe Francesco – siccome i colloqui sono stati positivi mi aspettavo una chiamata rapida”.
(Positivi? – ripensa Giovanni – MA A TE CHI L’HA DETTO??)

Un altro respiro.

Poi, tra la sorpresa e un pizzico di fastidio appena celato, riprende:
“Come le dicevo stiamo ancora valutando tutti i profili ascoltati, la selezione non è chiusa quindi dovrà attendere ancora qualche giorno, mi spiace”.
(e se anche prima avessi avuto una piccola possibilità, fidati che con questa telefonata te ne sei appena giocato una bella fetta – avrebbe voluto aggiungere)

Dopo un momento di impasse finalmente il candidato sembra cogliere l’antifona, e la chiamata si chiude.

Passa un’altra settimana, e proprio quando Giovanni sperava che il concetto fosse ormai digerito, ecco arrivare un’altra carica del buon Francesco, questa volta via mail:

Buongiorno signor Giovanni,
– il testo della mail –

LE SCRIVO QUESTA MAIL PER AVERE FINALMENTE UN RISCONTRO SUL MIO COLLOQUIO PRESSO LA VOSTRA AZIENDA,
(Esatto. Per rendersi ancora più simpatico e per nulla assillante il corpo della lettera era veramente TUTTO IN MAIUSCOLO)
CHE LE RICAPITOLO QUI IN PUNTI:
(come se il buon Giovanni non lo avesse seguito passo-passo)

  1. Colloquio con le risorse umane:
    ESITO POSITIVO
    (Ancora con ‘sta auto-celebrazione??)
  2. Colloquio con il dott. XXXXX:
    ESITO POSITIVO
    (Forse, dopo l’autocertificazione per i vaccini, hanno introdotto anche quella per i candidati a un colloquio, chissà.
    Intanto la rabbia del nostro affezionatissimo Giovanni iniziava a montare)
    Un uomo in camicia e cravatta urla mentre con un martello si appresta a distruggere il proprio portatile
  3. Colloquio con il direttore XXXXX
    ESITO POSITIVO
    (Mi ha anche chiesto quando fossi disponibile a iniziare)
    l’aggiunta tra parentesi questa volta è proprio sua. Ancora con sta storia del “quando sarebbe disponibile a cominciare”… -.

La prego dunque di farmi sapere al più presto quando si comincia.

Cordialmente,
Francesco
——————————————————–

Potete immaginare cosa accadde dopo.

La mail venne girata sia al direttore delle Risorse umane che a quello del settore vendite, e poco dopo al nostro Francesco venne inviato un educato ma fermo “Grazie ma no grazie”.

 

Insomma, eccovi un fulgido esempio come NON comportarsi quando si aspetta di conoscere l’esito di un colloquio.

E se qualcuno di voi avesse altre esperienze da condividere, da qualsiasi lato della barricata, non esitate a scrivermi!!

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