Contratti di un’ora e pagamenti dopo 60 giorni: quando il lavoro è una presa in giro

Vignetta che mostra l'evoluzione umana: da bambino a studente fino al disoccupato

Roberto aveva un sogno: lavorare come grafico nel campo della pubblicità. Un’ambizione lecita seppur in un mondo del lavoro assolutamente spietato, che lui imparò a conoscere fin troppo presto.

Questa è la sua storia, probabilmente comune a quella di molti altri.

Roberto non ha nemmeno 30 anni eppure ha già ben chiaro che sognare è un lusso per pochi.
E’ dovuto crescere in fretta, confrontandosi presto con le avversità della vita e imparando botta dopo botta a incassare i colpi come un muro di mattoni davanti a chiodi e martello.
Lasciandosi ferire forse, ma senza mai spezzarsi.

Roberto aveva da poco terminato gli studi di grafica ma dopo la scuola non riuscì a trovare grandi sbocchi, in un periodo in cui la crisi economica mordeva il freno con particolare, perverso, accanimento.
“Ero disoccupato da quasi un anno ormai – racconta, e nella sua voce si avvertono tutto l’imbarazzo e la frustrazione per una ferita che ancora brucia sulla pelle -. In realtà non avevo più nemmeno molte pretese: nel mio campo, la grafica, non riuscivo a trovare nulla di concreto, così cercavo davvero qualunque cosa“.

Fu un periodo brutto, e intenso, della sua vita: “Ero piuttosto depresso – ammette con un filo di voce -. Sentivo che la colpa, visto che non riuscivo a trovare niente, era anche mia, ma non riuscivo a capire dove sbagliassi. Da un anno ormai non riuscivo a trovare un lavoro continuativo. Mi sentivo imprigionato“.

Così si rivolse ai siti di ricerca rapida di lavoro. Meno affidabili forse, ma almeno dannatamente veloci a rispondere.
E certe volte, in certi casi, anche solo ottenere una risposta può fare la differenza tra reagire o lasciarsi andare.
“Ricordo che l’annuncio a cui risposi parlava di un posto da simil-magazziniere. So che non era molto – sembra quasi giustificarsi – ma io non avevo grande esperienza, essendo uscito da poco dalla scuola, e per me la cosa più importante era solamente quella di mettermi a lavorare. Non vedevo né pensavo a nient’altro”.

Di conseguenza rispose. Immediatamente: “Mi hanno contattato quasi subito, e io ero davvero felice. E’ difficile spiegarlo se non lo hai mai provato sulla pelle – chiarisce Roberto -, ma quando arrivi al punto in cui ero arrivato io, quando sei abituato a masticare amaro per ogni singola scelta che hai compiuto, semplicemente non vedi l’ora di rimetterti a fare “qualcosa”. Qualunque cosa, pur di scrollarti di dosso quella brutta sensazione e tornare ad essere un cittadino attivo, produttivo”. Riconquistando così anche un pizzico di quella dignità che sembrava aver smarrito per strada, senza nemmeno ricordarsi esattamente quando, o dove.

Semplice speranza insomma.
Funziona in modi bizzarri anche se è incredibilmente dura a spezzarsi.
A volte, se male indirizzata, può fare più male che bene, altre volte può darti la carica per ribaltare anche la situazione più sfavorevole.

Purtroppo per Roberto però, non fu questo il caso.
Scoprì che il lavoro sarebbe stato quello di rifornire diversi punti vendita del Nord Italia con cartucce per stampanti di un noto marchio, muovendosi con mezzi propri e, ovviamente, senza alcun tipo di rimborso spese. “In realtà il mio lavoro non consisteva nemmeno nel “consegnare” le cartucce – chiarisce -. Era la casa madre a spedirle direttamente in negozio: il mio compito era solo quello di toglierle dall’imballaggio e sistemarle in corsia, nel posto giusto. Una cosa assurda se ci pensate, anche perché poteva essere fatta, gratuitamente, da qualunque dipendente del punto vendita in questione”.

Il “colloquio” si svolse al telefono e si esaurì in un paio di domande, tra cui le generalità di Roberto, se avesse o meno la patente, se avesse mai avuto “esperienze nell’uso della stampante”, e soprattutto – domanda clou – se avesse “familiarità con la scala cromatica dei colori”.

due civette con un'espressione scettica

Potete immaginare la sua espressione.

Una volta risposto a “tutte” le domande, fu la volta del contratto. Una sorta di collaborazione che lo impegnava per una singola ora a intervento.
Andare all’Euronics di Milano? Un’ora di lavoro.
Andare al centro commerciale di Canicattì? Sempre un’ora, tutto compreso: viaggio, benzina, usura mezzo, sistemazione dei materiali, etc.

Il prezzo per le sue prestazioni? 15 euro. Per ogni uscita. A prescindere dalla destinazione, dagli imprevisti o da eventuali ritardi.

Ah già, non è ancora finita: “Il pagamento invece era dopo 60 giorni“, sospira Roberto.

E in tutto ciò, spettava a lui pure l’onere di farsi da solo il tesserino di riconoscimento, stampandoselo da casa oppure rivolgendosi a una qualsiasi copisteria. Ovviamente, in questo caso, dietro pagamento.

“Non ho mai incontrato nessuno dell’agenzia che mi ha contattato – ricorda ora -, né tantomeno della casa produttrice di cartucce. Il “colloquio” l’abbiamo fatto solo via telefono, le istruzioni sui negozi da visitare me le mandavano direttamente via mail: loro proponevano le sedi da andare a rifornire, e tu potevi prenotarti per una o per l’altra”.

Volete sapere la cosa divertente?
“Il problema è che i punti vendita erano molto lontani tra loro, così facendo un rapido calcolo delle distanze, per rimanere nei 15 euro di budget senza perderci troppo sarei potuto andare in uno solo dei negozi che mi proponevano. Peccato solo che una volta che lo rifornivi, il punto vendita tirava avanti per almeno un mese. Così in sostanza mi resi conto che, tra spese e chilometri, il mio guadagno netto era di circa 5 euro al mese“.

Un lavoro che inevitabilmente ebbe vita breve, anche se ancora oggi ogni tanto Roberto riceve una mail della vecchia agenzia.

Le guarda con un mezzo sorriso ora, prima di archiviarle e buttarle nel cestino.

Io non so se a qualcuno di voi sia mai capitato di vivere una situazione come quella di Roberto.
A me è successo. So bene cosa vuol dire andare a letto la sera e ritrovarsi a fissare il soffitto con gli occhi sbarrati, mentre tutte le certezze cui eri aggrappato sembrano dissolversi lentamente come fumo tra le dita.
E’ in questi casi spesso che anche una semplice risposta a un annuncio può fare la differenza. Anche se non sempre le risposte che otteniamo sono quelle che speravamo.

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