“Vuoi un lavoro? Ok, basta che non pretendi anche uno stipendio fisso”

Un murale che raffigura un ragazzo che fa "il gesto dell'ombrello" di fianco alla scritta "Ma tu lavoreresti gratis?"

Paolo era un ragazzo italiano, entusiasta, pieno di vita e con un cassetto ben ricolmo di sogni e speranze proprio di fianco al letto.
Dico “era” non perché adesso sia scomparso, o passato a miglior vita (non me ne volere… Non volevo certo “mandartela”), ma semplicemente perché adesso Paolo non è più così giovane, certamente non è più così entusiasta e quel vecchio cassetto, che col tempo si era coperto di polvere e ragnatele, è stato svuotato ormai diversi anni fa.

Paolo aveva poco più di 20 anni quando partì da casa. Se ne andò in Inghilterra “a fare un po’ di esperienza”, a imparare la lingua e scoprire cose e mondi nuovi.

Finì che rimase 6 anni alla corte di Queen Elizabeth, completando gli studi e trovandosi perfino un buon lavoro (dopo i primi anni da cameriere e commesso in un negozio di scarpe) nelle pubbliche relazioni e nell’organizzazione di eventi.

Era contento, si trovava molto bene, ma nel suo cuore mancava sempre qualcosa. Mancava casa, mancavano le amicizie di una vita, andare allo stadio a vedere il suo Milan.

Kaka e Inzaghi sollevano la Coppa dei Campioni vinta dal Milan nel 2007
Kaka e Inzaghi sollevano la Coppa dei Campioni vinta dal Milan nel lontano 2007

Così, quando si trovò di fronte al contratto in scadenza del suo appartamento in affitto, per giunta senza più una fidanzata con cui dividere le spese, e con un po’ di magone pensando all’approssimarsi del compleanno della madre, commise l’insano gesto.

Aprì il computer, avvisò i suoi con una chiamata via skype e prenotò un biglietto di ritorno verso il Belpaese, dopo anni di assenza.

Certo, dalla sua bisogna ammettere che Paolo aveva accumulato un bel po’ di esperienza; aveva un inglese assolutamente perfetto, un curriculum di livello come project manager per un’importante azienda della city che si occupava di organizzare sfilate e concerti. Era ancora giovane. Si potrebbe dire insomma che avesse tutti i crismi per poter trovare il suo spazio anche in Italia, senza troppi patemi.

Così rientrò per davvero, passando due delle settimane più belle della sua vita, riallacciando vecchi rapporti impolverati (ma mai davvero logorati) dal tempo, stringendosi ai suoi antichi affetti e, finalmente, tornando allo stadio Meazza (che per tutti noi è e sarà sempre San Siro) di Milano a rivedere il suo Milan.

Di voci dall’Italia gliene erano arrivate tante durante quegli anni: sulla situazione politica, lavorativa ed economica in essere e su come il Paese stesse “cambiando”.
Eppure lui viveva lontano, e quando pensava a casa sua non poteva fare a meno di idealizzarla ricordandone solo i lati positivi. Il clima, il calore delle persone, la lingua, i suoi affetti, etc.

Eccezion fatta per l’incontro con amici e parenti, si ritrovò ben presto ad abitare un mondo piuttosto diverso da come lo ricordava nelle sue fantasie londinesi. Comici in politica (anche se questa non era proprio una novità), un cielo grigio e cupo tanto quanto quello inglese, persone sempre più frustrate da un’economia che non accenna a ripartire, e perfino il Milan non era più il “suo” Milan, relegato a competere per le posizioni di metà classifica.

Adriano Galliani (ex ad del Milan) in una smorfia di dolore durante un match dei rossoneri
La disperazione di Adriano Galliani (ex dirigente rossonero) durante una più recente prestazione del Milan

Tuttavia non si perse d’animo e cominciò a mettersi alla ricerca di una nuova opportunità.
Non passò molto che trovò un annuncio interessante. Il campo era sempre quello dell’organizzazione di eventi, la mansione era simile a quella che svolgeva quotidianamente nel Regno Unito e l’azienda sembrava essere piccola ma in espansione.

Per un attimo si sentì nuovamente pieno di vita, e cominciò a sperare.

Mandò subito il cv insieme a una lettera di presentazione quasi patriottica, in cui si diceva pronto a riportare nella sua terra tutte quelle competenze sviluppate all’estero, per provare a crescere insieme, attraverso un lavoro sinergico e di qualità, snocciolando anche tutte le esperienze e le case history con cui gli era capitato di confrontarsi durante il suo “esilio”.
Era molto soddisfatto di quello che aveva scritto, perché ci aveva messo il cuore. Così confezionò il tutto e lo spedì, corredato di foto, alle risorse umane dell’azienda.
Fiducioso.

Mai si sarebbe potuto immaginare la risposta che ricevette.

Passò poco più di una settimane prima che il suo Blackberry squillasse segnalandogli una nuova mail ricevuta. Era la risposta che aspettava. E non poté non inorridire soltanto dopo una prima, veloce occhiata all’anteprima del testo.

In sostanza l’azienda gli diceva di essere alla ricerca di un “professionista capace di creare un grande evento con il minimo budget”, spiegandogli che di conseguenza tutte le sue esperienze in una grande azienda al di là della Manica non valevano una cicca, perché “chiunque è in grado di costruire un evento di successo avendo a disposizione i grandi budget” che la precedente azienda poteva mettere sul piatto.

Loro invece cercavano qualcuno “affamato”, che fosse consapevole che solo il suo duro lavoro nell’organizzazione e nella ricerca di sponsor avrebbe potuto decretare il successo o il fallimento di un progetto, e che solo questo successo avrebbe potuto garantire al gruppo un ingresso fisso.
(Cosa che lasciava ampiamente intendere che anche per lui non ci sarebbe mai stato alcuno stipendio fisso… In sostanza, potevi lavorare mesi senza però pretendere di guadagnare nulla. Not bad).

Paolo era paralizzato. Lesse e rilesse quelle quattro righe un migliaio di volte, studiando la firma in calce (un semplice “Cordialmente, l’Ufficio Risorse Umane”), le parole usate, il tono. Per quasi un’ora rimase convinto che si trattasse solo di uno scherzo di qualche amico. Poi, vendendo che nessuno ne rivendicava la paternità, si costrinse a pensare che forse era finito su una sorta di candid camera.
Verso sera però aveva ormai pienamente realizzato che non c’era davvero nulla di comico in quel messaggio. Era vero. Punto.

La cosa che più lo lasciava allibito era il tono. Astioso quasi, come se qualcuno l’avesse presa sul personale. Rilesse la lettera che aveva inviato per capire se non si fosse presentato lui per primo (nella foga) con troppa arroganza magari, ma non ci trovò proprio nulla di male. Per sicurezza la fece rileggere anche ai suoi, oltre a qualche amico, giusto per avere anche un parere esterno. Ma tutti sembravano d’accordo sulla stessa cosa: era una lettera accorata, di un tipo entusiasta che credeva soltanto di poter essere il candidato giusto per quell’annuncio. Tutto lì.

Lasciò passare un giorno, a mente fredda, poi provò a rispondere, chiedendo spiegazioni per una replica che era suonata tanto assurda. La sua mail però non ebbe mai alcun seguito, e ancora oggi Paolo non ha la minima idea di cosa possa aver scatenato tutto ciò.
Forse la sua foto ricordava al selezionatore qualcuno che lo aveva picchiato da piccolo; forse lui/lei era appena stato/a lasciato dalla moglie/marito; forse semplicemente in quell’azienda odiavano la gente di nome Paolo, chi può dirlo.

Di sicuro non ebbe più alcun tipo di risposta e oggi, quando ancora gli capita di sentire la mancanza di casa, so che Paolo non fa altro che guardare la foto dei suoi genitori, piuttosto che chiamare una voce amica via Skype o WhatsApp.

Perché l’Italia per lui è tornata ad essere semplicemente un Paese lontano.

Pubblicità

6 pensieri su ““Vuoi un lavoro? Ok, basta che non pretendi anche uno stipendio fisso”

  1. ci si lamenta che i giovani vadano all’estero ma poi capita che quelli di ritorno li rispediamo indietro.
    Non conosco il tenore della lettera inviata da Paolo ma la risposta lascia allibiti. La interpreto, se ho capito bene, come qualcuno che odia chi ha saputo conquistare un posto dignitoso nel lavoro.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...